Al-Shaibani chiede il ritiro israeliano e il coordinamento alle frontiere al Dialogo di Manama
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Il ministro degli Esteri siriano Asaad Hassan al-Shaibani ha chiesto sabato a Israele di tornare sulle linee che occupava prima dell’8 dicembre 2024 e di attuare l’accordo di disimpegno del 1974. Intervenendo al Dialogo di Manama, in Bahrein, ha condannato gli attacchi israeliani e collegato la sicurezza regionale al rispetto della sovranità e a una maggiore cooperazione tra Stati confinanti. Al-Shaibani ha affermato che il contrasto al contrabbando transfrontaliero richiede condivisione delle informazioni e coordinamento operativo che protegga i civili e rispetti la sovranità nazionale. Ha sostenuto che le decisioni prese al di fuori di tale coordinamento minano la fiducia tra vicini. Nelle sue considerazioni più generali sulla sicurezza regionale ha dichiarato: «Le armi traggono la propria legittimità esclusivamente dalla legittimità dello Stato». Ha definito l’ingresso della Siria nella coalizione internazionale contro l’ISIS un passo storico e sottolineato la necessità di Stati capaci di agire e di accordi che restino efficaci anche sotto pressione. Israele ha descritto la propria presenza militare in Siria come una misura per proteggere le comunità del nord. In un comunicato del 24 settembre, le IDF hanno affermato che la 228ª Brigata aveva concluso tre mesi di operazioni nella zona di sicurezza in Siria, sotto il comando della 210ª Divisione. L’esercito ha riferito di aver trovato razzi RPG, proiettili di mortaio e fucili Kalashnikov e di aver smantellato infrastrutture terroristiche. Le IDF hanno dichiarato che le operazioni sarebbero proseguite per proteggere i civili israeliani, in particolare gli abitanti delle Alture del Golan. Quel comunicato di settembre precede il discorso di al-Shaibani a Manama ed espone le ragioni di sicurezza indicate dall’esercito per le proprie operazioni.
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