I giudici del processo Netanyahu valutano un confronto diretto con la procuratrice generale
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I giudici del processo al primo ministro Benjamin Netanyahu hanno prospettato il 5 novembre la possibilità di invitare la procuratrice generale Gali Baharav-Miara al Tribunale distrettuale di Gerusalemme per un confronto diretto sul caso. La proposta è emersa durante l’udienza di giovedì mattina, mentre la difesa chiedeva un colloquio a porte chiuse con lei su questioni sollevate durante l’assunzione delle prove. Jack Chen, che rappresenta Shaul Elovitch, ha chiesto il colloquio in relazione a presunte irregolarità nelle indagini. Queste contestazioni sono state avanzate dalla difesa. La richiesta è giunta nel contesto della testimonianza dell’ex procuratore generale Avichai Mandelblit sulle attività investigative. Il giudice Oded Shaham ha dichiarato in udienza: «Avevamo già preso in considerazione un simile passo». Shaham ha detto che il collegio desiderava un dialogo più diretto su come procedere alla luce di quanto ascoltato dal tribunale. Ha presentato la questione come una scelta rimessa alla discrezionalità dei giudici, anziché alla sola competenza formale. Un rappresentante dell’accusa si è opposto all’incontro informale proposto e ha chiesto alla difesa di spiegarne il fondamento giuridico. La giudice Rivka Friedman-Feldman ha risposto che nel processo si erano verificate molte cose insolite. Lo scambio riguardava un possibile colloquio con la procuratrice generale, non un ordine di comparizione già emesso. Al momento delle notizie non era stata presa alcuna decisione formale di convocare Baharav-Miara.


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