La Corte Suprema sospende la legge sulle comunicazioni e ordina al governo di rispondere ai ricorsi
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La Corte Suprema, riunita come Alta Corte di giustizia, ha sospeso il 29 ottobre l’entrata in vigore della legge sulle comunicazioni (radiodiffusione) e ha ordinato alle parti resistenti di spiegare perché non debba essere annullata per presunti vizi del procedimento legislativo. I provvedimenti sono stati emessi dal presidente della Corte Suprema Isaac Amit e dai giudici Alex Stein e Yechiel Kasher. La decisione non accerta che i presunti vizi si siano verificati e non invalida la legge. La Corte ha separato la contestazione del procedimento dalle obiezioni alle disposizioni sostanziali della legge. Ha emesso un’ordinanza condizionale relativa al processo legislativo, riservando a un esame successivo le argomentazioni delle parti sul contenuto della normativa. Un distinto provvedimento cautelare impedisce l’entrata in vigore della legge fino a una nuova decisione. Le opposizioni all’ordinanza condizionale saranno esaminate da un collegio ampliato a nove giudici. I giudici hanno richiamato l’udienza del 13 luglio 2026, incentrata sul procedimento legislativo e sulle questioni rilevanti che aveva sollevato. Nel decidere sulle richieste cautelari, hanno affermato che il governo aveva scelto di non presentare una risposta nonostante il tempo concesso. Hanno quindi deciso su tali richieste in base agli atti scritti, senza tenere un’udienza orale. Le parti resistenti devono depositare le proprie dichiarazioni giurate di risposta entro il 7 gennaio 2027. Il procedimento affronterà dapprima la questione dell’iter legislativo, mentre le contestazioni sostanziali resteranno aperte per un esame successivo. La sospensione provvisoria rimarrà in vigore fino a una nuova decisione della Corte.
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